La seconda serata di Un palco per frestyl raccontata dal nostro trottante a&r zingiu!
Ma che vi perdete a restarvene a casa, eh?
E se volete essere voi i prossimi a esibirsi (o conoscete una band che volete scaldi i nostri cuori), compilate (e fate compilare) questo form!
E grazie a MArteLive per aver condiviso anche questo mercoledì insieme a noi.
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A Roma la primavera scalpita, me ne accorgo uscendo dalla metro Piramide mentre mi dirigo a Testaccio. Il clima è così mite che l’aria sembra perfino pulita. La gente ha voglia di uscire, ma per andare dove? Ve lo dice frestyl! Anzi, questa sera la nostra crew, al completo, vi ospita in una notte tutta dedicata ai migliori gruppi che sta incontrando lungo il cammino. È l’ultimo mercoledì del mese, c’è Un palco per frestyl al Contestaccio. Le band che abbiamo scelto per salutare la nuova stagione sono pronte a salire on stage e dimostrare quanta buona musica si nasconde nelle cantine di Roma, troppo spesso ignorata da chi si definisce promoter.
Gli X Aphrodite fanno presto ad infiammare la sala con un rock melodico e potente. Il sound di questi quattro ragazzi è ben definito, hanno le idee chiare, si sente. La sessione ritmica non sbaglia un colpo e i brani non sono mai scontati, tutti fatti di giri armonici semplici, sui quali si intrecciano melodie di chitarra, tastiere e voci. Questa è la marcia in più del loro progetto: l’uso delle voci. Chitarrista e tastierista si scambiano il ruolo di cantante principale, mentre gli altri fanno i cori. Momenti di rock progressivo si alternano a ritmi più scanzonati facendo in modo che l’attenzione del pubblico rimanga alta durante la loro performance, che non ha nulla da invidiare a quella di una grande band. Freschi di Ep pubblicato nel 2011, i quattro stanno per dare alla luce un disco completo: Stars And Bounds. La tenacia che traspare dai loro volti, la voglia di esprimersi e di crescere, fanno ben sperare per il futuro, dunque il consiglio è di tenere d’occhio questa giovane band, una delle tante proposte interessanti del panorama emergente romano.
La serata prosegue con i The Mustache, un sestetto che si distingue, non tanto per i baffi, ma per il groove con il quale riescono a farti muovere, che tu lo voglia o no. Anche il pubblico più timido si ritrova a portare il tempo mentre i due cantanti si alternano tra beatboxing e articolate metriche rap. I loro brani hanno una struttura fissa ed efficace. Il funky la fa da padrone nelle strofe, per poi risolversi in ritornelli distorti e urlati, che nonostante la dirompenza, non sacrificano la melodia. Si divertono, fanno divertire, ma soprattutto lo fanno con precisione matematica, come quando mandano in base le sezioni di fiati, che si incastrano perfettamente con le strutture delle canzoni. Una band che riesce a trascinare e che sorprende per la densa track-list, omogenea, senza riempitivi. Ogni brano, infatti, potrebbe essere considerato una hit. Insomma un gruppo carico di energia, ma soprattutto di idee. Un altro esempio lampante che, chi sostiene che la musica sia morta tempo fa, semplicemente, tempo fa, ha smesso di ascoltarla.
- zingiu -



