And straight away comes the second review of the fourth day (4th July) of Soluzioni Semplici Festival, with Paolo Benvegnù and OfflagaDiscoPax. This time we have frestyl’s reporter Denise D’Angelilli telling us her experience of the night. Denise is a speaker at Radio Luiss, and has her own blog (of course!). Ah, she enjoys going to concerts, it seems…
Soluzioni Semplici Festival – Day 4: Paolo Benvegnù & Offlaga Disco Pax. Recensione e foto di Denise D’Angelilli.
Se c’è una cosa che odio è la cannella. L’odore della cannella, il sapore della cannella, la vista della cannella. Da lunedì sera la mia sera la mia borsa puzza di cannella per colpa degli Offlaga Disco Pax. Ma facciamo un passo indietro. Arrivo alla Casa del Jazz dopo essermi persa sulla Cristoforo Colombo e aver camminato per una mezz’oretta buona. Sono in anticipo, quindi ne approfitto per spulciare il banchetto di cd e vinili.
La location è pazzesca, verde prato tutto intorno a me e al palco, e poi, sotto al palco, le sedie. Mi chiedo se ho sbagliato posto, io odio i concerti con le sedie, li odiano i Ministri, li odiano tutti, e invece no sono nel posto giusto, e la gente comincia ad entrare e si siede e io non capisco, e spero che sia solo un modo per uccidere l’attesa per l’inizio del concerto.
Non è così, la maggior parte delle persone rimangono lì sedute, ma un gruppetto di ragazzi, tra cui la sottoscritta, si siede sull’erba sotto al palco, creando la giusta atmosfera per accogliere il primo gruppo della serata, gli Offlaga Disco Pax, il “collettivo neosensibilista contrario alla democrazia nei sentimenti”.
Chi li conosce sa perfettamente di cosa parlano i loro testi, sa del loro essere politicamente schierati verso la mano con cui scrivono i mancini, quindi quello a cui assisto è un vero e proprio sfogo di rabbia e poesia. Il cantante Max non canta, recita i suoi testi con una profondità da brividi sulla schiena. La scaletta è ben fatta, si passa dai brani di Bachelite (da Dove Ho Messo La Golf che fa uscire un sorriso a tutti quanti, a Lungimiranza , alla toccante e cruda verità di Sensibile che racconta la storia della terrosista fascista Francesca Mabro, passando per Fermo! e una Venti Minuti che scioglie i cuori) a quelli di Socialismo Tascabile (prove tecniche di trasmissione), con una Robespierre piena di citazioni e l’ode alle chewingum alla cannella Cinnamon. Finita la canzone Max lancia sul pubblico le sovracitate gomme. Ne raccolgo due solo per affetto nei loro confronti, e le metto in borsa. Ecco spiegato l’arcano dell’odore.
Ciò che piace di più degli OdP è la capacità di creare un’atmosfera unica, la facilità con cui si passa da un momento di riflessione a uno di scherzo, e sopratutto l’aria di rispetto che si respira, rispetto del gruppo verso il publico e del pubblico verso il gruppo. Nonostante i temi affrontati nei loro testi, gli OdP, o meglio il trascinatore Max, riesce a spezzare il religioso silenzioso facendo uscire qualche risata, seguita da applausi, come quando dice “chi non compra i nostri dischi 30 anni di risaie in Cambogia con Angelino Alfano” o quando si unisce al mio odio interiore per le sedie sussurrando nel microfono “è proprio vero, quando ci sono le seggiole la gente sta buona.” (ma in pochi hanno recepito la richiesta di alzarsi).
Finisce la prima parte dello spettacolo e tutti intorno a me mi sembrano più che soddisfatti.
Mentre mi dirigo verso il banchetto degli Offlaga per complimentarmi con loro e sentire cosa hanno da dire sul concerto che si è appena concluso, un velocissimo cambio palco (un grande applauso va agli addetti ai lavoro, davvero efficienti) porta sul palco la Paolo Benvegnù band. Si sistemaNO, ognuno al suo posto. Le persone che prima erano sedute sull’erba o sulle sedie si alzano e si posizionano sotto al palco, finalmente in piedi. La serietà di un Paolo Benvegnù concentrato si fonde all’emozione delle persone di tutte le età che hanno gli occhi lucidi e lo guardano come fosse un angelo sceso dal cielo. La scaletta piace, ad ogni pezzo gli applausi si alzano e si alzano le urla al primo accordo della canzone, la gente la riconosce ed è pronta a cantare.
La band butta il suo sudore sul palco per più di un’ora, ma non c’è mai spazio per la noia o per uno sbadiglio, ma solo per un viaggio onirico dentro al mondo di un uomo che con le sue parole riesce a far sospirare, perchè di testi così in giro non se e trovano molti. C’è spazio per ogni tipo di emozione, dai pezzi di Hermann, l’ultima fatica discografica della band, a qualche estratto da Piccoli Fragilissimi Film, il primo album solista di Benvegnù, ai brani dei primi Scisma, la storica band di Benvegnù, e sono proprio quelli a creare l’atmosfera più bella, quell’atmosfera di consapevolezza di essere stati fortunati per aver assistito a uno show del genere, uno show che mi fa tornare a casa con le gambe molli e tanti pensieri nella testa, uno show come forse in giro non se ne vedono più.
:: denise



