Si è conclusa il 22 aprile l’edizione 2012 del RomaPopFest, tra una partita proiettata alla penombra accogliente de Le Mura e una fortunata serie di shopper targate Frigopop dispensate in omaggio ai primi arrivati al locale. Per l’occasione, frestyl non poteva farsi mancare un reporter (in realtà abbiamo esagerato e ce ne siamo concessi due). Questo è il racconto della due giorni di festival alla Locanda Atlantide a cura di plavia e Charlotte.
Buona lettura!
Venerdì 20 aprile. Immagini ed emozioni di plavia (aka Flavia Scura)
E ci si ritrova a calpestare un prato sintetico all’entrata di un locale, in un venerdì sera romano qualunque, capendo proprio da questo, sin da subito, che non si parteciperà al solito concertino noioso da uptoyou, ma a un evento particolare, festoso, ricco, alternativo ma nemmeno troppo, che a-noi-poi-non-piacciono-le-etichette. Si entra in sala e si viene subito avvolti da lucine e palloncini colorati, che risvegliano la mia personale curiosità e piacevolezza, quasi come quella delle prime feste con gli amici: e ci piacciono i palloncini, le lucine, la birra ghiacciata, le feste e il pop. Obbligatoria la tappa al banchetto, prima dei live, dove curiosare tra spillette, cd, poster ed ep, ma soprattutto acquistare la nuova esclusiva sacchetta limited edition creata per l’occasione– e io ne prendo ben tre.

Il RomaPopFest si presenta in campo capitanato dai giovani e scanzonati Sasquatch, che hanno l’onore e l’onere di aprire le danze, incuriosendo e allietando i già numerosi individui sotto al palco con una manciata di pezzi surf garage già presenti nel loro ep dal titolo “Nervous Breakdown”; seguiti poi dai grandiosi Wildmen che, conclusosi il precedente intervallo musicale a cura del caro Fish n Chips, trascinano il pubblico col loro garage lo-fi pop a volumi sgravati e con una presenza trascinante e selvaggia che davvero ci piace tanto. Ed è tutto un tamburellare, scuotere la testa, muovere il piede a tempo di musica. “20.000 $”, il loro brano conclusivo, spacca e ci lascia entusiasti tutti. Completando, fatto: foto pubblicata su Instragram.
Anche le ragazze di Frigopop si aggirano soddisfatte e sorridenti durante e dopo i primi live, segno che sì, il loro festival sta andando alla grande – ma la birra è già finita. Occorre prenderne subito un’altra.
Quando si torna sotto al palco non si fa in tempo a tirare fuori lo smartphone per usare Shazam e capire che canzone stanno passando, che già riprendono i concerti, Electricity In Our Homes prima, Gross Magic poi. Se i primi presentano un pop oscuro, sofisticato, a tratti post punk, i secondi coinvolgono con il loro dream grunge pop in salsa ancora una volta lo-fi, tra cui spiccano “Sweetest Touch”, “Teen Jamz” e “Can’t ignore my heart”. Tra tutti c’è chi si abbraccia, chi si aggira per la sala, chi canticchia, e chi è troppo intento a messaggiare per accorgersi che questi ragazzi inglesi sono sì giovani, ma già promettenti – calzini bianchi di spugna a parte. Si intravedono anche i membri degli altri gruppi tra il pubblico, attenti e appassionati anche loro come noi, pubblico d’ordinanza. Come a una festa. E poi riparte il djset.
Si chiude così la prima serata del festival indie pop più colorato e fresco della città, che ha davvero rinfrescato i palati più esigenti, come la pioggia d’estate su di un prato – sintetico, appunto.
E io mi sono portata a casa un palloncino.
Sabato 21 aprile. Il racconto di Charlotte (aka Valentina Brunelli)

Si tinge di leggerezza il sabato sera capitolino, soprattutto quando alla Locanda Atlantide arriva la terza edizione del RomaPopFest. In un’atmosfera fatta di palloncini e lucine fosforescenti si apre la seconda serata della manifestazione dedicata al meglio della musica emergente italiana. Ad aprire il concerto Edipo, un giovane cantautore gardesano al secondo disco, che ci presenta il primo singolo “Idroscalo”, una canzone ironica dedicata al Miami, festival milanese di musica indipendente: “Non andrò al Miami perché la cantante del mio gruppo non è abbastanza figa, e anche se ci andassi i miei amici non verrebbero a vedermi con la scusa dei parcheggiatori troppo ladri, non andrò al Miami perché ho già saputo ci va un’altra band che è simile alla mia, ma loro son più magri”. L’esibizione procede con tono scherzoso e piglio deciso, ed Edipo non risparmia nessuno, scrive un pezzo per i fonici, uno per la ex e anche per la classe operaia. Tutto in perfetto stile pop ironico e tagliente. Subito dopo arrivano i Karibean, gruppo marchigiano al primo ep, e l’atmosfera cambia di colpo, catapultandoci in un’America degna dei migliori Beach Boys. La band è ancora acerba, ma il genere è chiaramente definito: mare, sabbia e surf sono tutti nelle loro note, regalandoci una musica che sarebbe perfetta per uno spot televisivo o per un sottofondo d’autore. Tra il pubblico un fan d’eccezione: il leader dei Diaframma Federico Fiumani. È il turno de L’Orso, una band lombardo piemontese dallo stile raffinato e ricercato, forse la più promettente tra i nomi in cartellone. Hanno pubblicato solo un paio di ep, ma l’esordio è senz’altro promettente, come accade per brani ispirati come “Invitami per un tè” : “Accordami i polsi, che è da un po’ che non scrivo più, comunicare è diventato impossibile con tutte le lettere che ho lasciato a marcire nel Mac, intasandomi Gmail”, o “Avere Ventanni” : “La mia vita da stagista, la mia relazione stragista, che magari poi avrà pure le sue qualità, ma tra fare l’impiegato e la BR che differenza fa?”. È quasi l’una e mezza quando sale sul palco Maria Antonietta, abbraccia la sua chitarra e inizia a suonare. Un muro di suoni, la voce che fa fatica ad arrivare e un’aria da artista maledetta stampata sul viso. Un’attitudine sfacciatamente punk che non mi convince, una songwriter che non mi entusiasma. Forse potrà migliorare con l’esperienza, ma al momento resta un bel punto interrogativo per me, un esordio sopravvalutato?