NOT.FEST, non solo musica (I parte)

In questi ultimi giorni d’estate vogliamo restituirvi la buona musica e le vibranti atmosfere di un’estate vissuta immancabilmente live con il nostro giro d’Italia in 80 festival! Oggi vi proponiamo i primi due giorni di un festival che ha incendiato Noto e un buon pezzo di Sicilia nel weekend più lungo di agosto (dall’11 al 14). Ce lo racconta il nostro Daggiox (al secolo Daniele Giorgi), architetto che ha prestato braccia e gambe all’elettronica e che in questo post, sebbene senza foto, riesce persino a farci vedere qualche alba.

Buona lettura!

Trattenuti nel meraviglioso centro storico di Noto da una movida degna della Madrid degli anni 80, arriviamo all’apertura del Not Fest con un po’ di ritardo … Dico arriviamo perché la “location” non è proprio centralissima. Mezzo privato+ampio parcheggio o bus navetta sono il prezzo da pagare per avere spazi grandi e isolati in cui sparare la musica a tutto volume fino all’alba ballando come ossessi. Perché questo è quello che si è fatto al Not Fest per quattro giorni dalle 22 alle 6 del mattino. Appena arrivati ci ha colpito molto l’allestimento, molto curato per quanto asciutto ed essenziale. Grafica alla Space invaders, frecce rosse, fondi bianchi, luci colorate ma tenui e giuste per le zone relax con grandi panche su cui sedersi, sdraiarsi, accucciarsi o in generale decomprimere i ritmi elettronici dei dj set. Un bar con prezzi modici e un chiosco di prodotti tipici di rosticceria fornivano ristoro agli irriducibili della danza. Sarà perché viviamo in un mondo di immagini ma l’elemento più forte di tutto il festival (abbiamo partecipato a tutti e quattro i giorni) ci è sembrato quello delle proiezioni e dei visual effects. Due casolari abbandonati, trasformati in mega schermi per videoproiezioni, facevano da controcampo al dance floor accompagnando per tutto il tempo la musica. Immagini armoniche, astratte e figurative, colorate, animate che insieme a quelle proiettate sui tre grandi schermi del palco hanno fatto la differenza mettendo Noto al centro di un panorama internazionale globale che parla di musica e di arti visive. Per questo mi sembra giusto citare, dal flyer della manifestazione, Rielax e VJ Kar per i visul effects, e VJ Nero e Vj Nick per i mapping. In questa cornice molto ben studiata, aiutati da una brezza fresca che ci ha fatto cercare la felpa all’ora di uscire, nell’estate più torrida del secolo, abbiamo ballato, sudato, bevuto, mangiato e conosciuto gente con una colonna sonora il cui unico difetto, forse, è stata l’eccessiva varietà che spesso ci ha costretto a repentini cambi di mood. Il poderoso sound system del festival (altro punto di forza della rassegna) ha infatti fatto da minimo comun denominatore ad una selezione di artisti che tra live e dj set, in alcuni momenti ha rasentato la schizofrenia come quando in una stessa serata, la terza, si sono alternati Colapesce e Apparat o quando, nella seconda, si è passati dall’etnico balcanico di Shantel & Bucovina Club Orkestar a Benji Boko. Nella prima serata, siamo arrivati in 4 e nonostante lo spazio fosse grande, nonostante l’alcool e la poca luce nessuno di noi si è mai perso… il pubblico era effettivamente poco. L’affluenza è andata aumentando di sera in sera e il 14 agosto il nostro gruppo era composto da 11 persone che si sono lasciate magicamente andare in un bagno di folla.

DAY 1

Il festival apre con una tripletta di DJ: Nickodemus, Joyce Muniz – unica fantastica donna della serata – e Lone Dj che ha sostituito dj Martin, unico cambio di programma in quattro giorni, un plauso agli organizzatori. Nick de Simone, da New York, in realtà ha giocato in casa perché di origine siciliana. Sarà stata l’aria di casa o la reminiscenza del sapore atavico della mandorla della Sicilia orientale, ma il DJ ha scaldato in maniera particolare il dance floor donando al festival una degna apertura e a tutti noi un’ora di puro godimento dance. Al Not Fest, Nickodemus ha portato l’esperienza maturata dal 1998 nei parties “Turntables On The Hudson” un appuntamento imperdibile per tutti gli appassionati niuiorchesi di club music.

La platea riscaldata da Nickodemus è stata passata alla indimenticabile Joyce Muniz. Sarà stato l’orario giusto, la temperatura perfetta, l’audio poderoso o non so che, ma la Muniz ha reso i nostri corpi leggeri ed agili e li ha accompagnati in movimenti sempre più rapidi ballando essa stessa dalla consolle come se fosse stata tra di noi. Sound morbido con accenni disco, qualche interpolazione reggae, tanto ritmo house e una presenza scenica degna di una star pop hanno reso indimenticabile la performance della bella brasiliana. I pezzi suonati dalla Muniz sono stati puntualmente doppiati dalla voce ferma e forte di un vocalist d’eccezione, N.8 dei Jungle Brothers. Un guest che si è fatto sentire e soprattutto vedere intrecciando i suoi muscoli a quelli della platea in una danza che ha mescolato il Brasile delle origini della Muniz alla Vienna sperimentale in cui l’artista tutt’oggi opera.

Infine abbiamo visto l’alba con Lone dj che ha preso possesso della consolle alle 3 e un quarto del mattino. Lo smilzo giovanotto inglese ha saputo fare tesoro della positiva eredità della Muniz inasprendo il sound, l’orario lo permetteva, e facilitando l’opera del demonio della danza che ci ha posseduti tutti fino a mattina. Il calore latino del Brasile ha lasciato via via il posto ad algide sonorità elettropunk e techno facendoci viaggiare dalla Terra del Carnevale ad un vero e proprio Rave Britannico. L’applauso finale è stato d’obbligo. Un po’ innervositi dalle luci monodirezionali dal palco sulla pista, ma molto felici per la musica ascoltata siamo andati a dormire sapendo che tra noi e il secondo giorno di festival c’era solo una fantastica giornata di mare nella Riserva di Vendicari.

DAY 2

La seconda sera abbiamo avuto la lucida intuizione di voler saltare i live. Senza nulla togliere alla qualità degli artisti on stage, riteniamo che il mood da festival di musica elettronica sia poco conciliabile con l’offerta acustica di alcuni nomi di scuola cantautorale o folk etnica che la direziona artistica ha voluto includere nel programma del festival. Arriviamo sull’ultimo Live quello di Shantel&Bucovina Club Orkestar. Per chi come me è figlio degli anni novanta ed è sopravvissuto a Goran Bregovic ed Emir Kusturica, il baltico in salsa elettro è un po’ troppo… in effetti io e il mio amico ultratrentenne abbiamo schiacciato un pisolino sulle panche mentre un esercito di ventenni indemoniati ballava felice! A conferma del fatto che siamo stati noi a trasferire sul povero Shantel vecchi traumi adolescenziali, c’è il curriculum di tutto rispetto dell’artista, oltre a dichiarazioni come quella di Vogue che ha scritto Shantel & Bucovina Club Orkestar è probabilmente la più promettente serata ed idea musicale dall’avvento dell’acid house”… decisamente Vogue non è la mia bibbia! Nel cuore della serata un cambio di scaletta ha messo in crisi gran parte del pubblico. L’esibizione di Daddy G (Massive Attack) è stata posticipata in chiusura mente Benji Boko è stato anticipato ereditando i ritmi gitani di Shantel. Il giovane inglese, vogliamo pensare per inesperienza e non per presunzione, ha portato avanti il suo spettacolo senza considerare che la sua performance è iniziata alle tre di notte, dopo tre concerti (di cui l’ultimo di musica Balcanica) e prima della performance di un mostro sacro della scena elettro. Benji Boko è arrivato, si è esibito ed è andato via come se la serata fosse solo la sua… il risultato è stato la decimazione del pubblico. Va bene i ritmi poliedrici e la contaminazione ma il ragazzo ha mescolato al limite della cacofonia. Pochi riuscivano a ballare (grazie alla magia nera secondo me) perché il ritmo non era costante per più di 30 secondi, se avesse mescolato qualche pezzo di sinfonica almeno avremmo riso, invece niente: niente ironia, niente sensibilità, niente sogno, niente ballo. Sicuramente non era in serata visto il successo in patria. Tardi, tardissimo, davanti a poche persone sfinite dalla doppietta Shantel/Boko, si è esibito Daddy G. E qui non c’è stato gioco, non c’è stata inesperienza, non c’è stata mania di protagonismo, non c’è stata schizofrenia mascherata da eclettismo. Solo sound, libero, maturo, dominante, in linea (solo i grandi ci riescono) con un mood sfibrato, stanco ma che l’artista è riuscito a sentire, assecondare e a trasformare positivamente… mentre intorno a noi faceva di nuovo giorno.

 

Soundlabs 2012: di borghi medievali e avanguardie musicali

L’estate sta finendo? Non qui a frestyl, non per ora almeno. Nostalgici della tintarella e non, vi portiamo in Abruzzo, a Castelbasso, il borgo medievale che per 3 giorni (dal 26 al 28 luglio scorsi) ha ospitato i nomi più interessanti della scena indie internazionale. Era lì per noi la nostra theLad (al secolo Serena Di Carlo) accompagnata dal suo amico Claudio Cora, fan sfegatato di Thurston Moore che ha collaborato al racconto del primo giorno di festival.

Buona lettura!

Vista dalla terrazza

L’Abruzzo è una regione ignorata quando si parla di festival, forse per la mancanza di collegamenti adeguati, che dissuade ogni eventuale organizzatore. Anche se i ringraziamenti sono di norma relegati alla fine, mi permetto, da abruzzese, di ringraziare gli organizzatori di un festival che, dal 2003, porta anteprime italiane e line-up incredibili, mantenendo il prezzo del biglietto sempre accessibile.
 Patti Smith nel 2007, Mogwai e Blonde Redhead nel 2008, passando per l’edizione del 2010 con Simple Minds, Wave Pictures, Wild Nothing e Dum Dum Girls, il Soundlabs ha promosso band emergenti e grandi nomi, riuscendo a conciliare il tutto impeccabilmente.
Quest’anno il festival ha cambiato location: dalla costa verso l’entroterra, a Castelbasso.
 Tipico borgo medievale abruzzese sulla sommità di una collina, circondato da montagne e pace campestre, è senza dubbio una location insolita per un festival.
 Eppure, la piazza del borgo, che si affaccia come una terrazza su tale sfondo, è riuscita a sposarsi, inspiegabilmente, sia con la chitarra acida e noise di Thurston Moore, che con quella acustica e dolce di Jens Lekmanz.

DAY 1 (report by Claudio Cora)

Ad aprire il festival ci pensano gli Amelie Tristesse, un progetto nato nella provincia di Teramo che coinvolge musicisti e fumettisti in un sound sospeso tra rock e parlato. Tocca poi a John Wolfington e band, con sonorità che spaziano dal new wave all’indie-pop. A seguire Nigel Wright un ragazzino di nemmeno vent’anni accompagnato, durante il tour, proprio dai suoi amici; ottimo compositore dal timbro di voce maturo, Nigel è ancora un ragazzino nei suoi discorsi infiniti tra i pezzi e nel dimenticare di accordare la chitarra.
La quarta e ultima band della prima giornata del Soundlabs è quella di Thurston Moore, fondatore dei Sonic Youth. Un concerto immenso e pieno di sorprese, uno spettacolo meraviglioso molto più che un classico “postumo” concerto da progetto solista
. La formazione è quella della sua nuova band, i Chelsea Light Moving: un gruppo che coniuga grunge e noise-rock dei Sonic Youth con una psichedelia sofisticata e arrangiamenti ben studiati. Si inizia con un pezzo noise di dieci minuti seguito dalle nuovissime “Burroughs” e “Groovy and Linda”, due ore di live ininterrotto, in cui la band, visibilmente coinvolta e ispirata dall’atmosfera del luogo, suona coinvolgendo addirittura il pubblico nello scegliere i brani in versione acustica o elettrica.

DAY 2

Dopo un inizio del genere, il secondo giorno è d’obbligo una visita al borgo.
 Castelbasso è unica nel suo genere: nessuna traccia di edifici moderni, tradizionale nelle sue architetture ma culturalmente viva e moderna. Oltre il Soundlabs, il borgo ospita rassegne musicali, di arte contemporanea  e retrospettive artistico-culturali.
 Sulle note dei Delawater, si può continuare la visita, grazie a un’ acustica perfetta che permette di ascoltare il concerto da ogni lato del paese.
Tempo di cambiare la strumentazione e alle 8.30 i Let’s Buy Happiness sono già sul palco.

Let's buy Happyness on stage

Visti per caso due mesi fa in un piccolo club, mi colpirono per la loro impronta musicale. Forse per via della giovane età o per la voce melodica della cantante, i Let’s Buy Happiness ricordano gruppi come Joy Formidable e Duke Spirit.
Dopo il live però, parlando con questo gruppo di Newcastle, vengo a sapere che le loro influenze sono tutt’altro che britanniche: the Shins, Death Cab for Cuties, Explosions In The Sky. La voce della cantante, infatti, è ingannevole. Dietro la sua particolarità melodica, c’è la ritmica meno dolce di basso e batteria e una grande voglia di sperimentazione nelle chitarre. La band ha all’attivo pochi live e sta per registrare un album, tra i produttori il leader dei Mumford and Sons che, a quanto mi dice il manager, si è innamorato di loro.

A classic education on stage

A fine live il pubblico si moltiplica per gli A Classic Education, i quali, anche questa volta rapiscono letteramente il pubblico. Canzone dopo canzone seminano consensi tra chi li ascolta la prima volta e lasciano sognanti noi, che invece conosciamo a memoria ogni traccia di “Call It Blazing”. Il Rock and Roll si sposa con immagini più dolci e sognanti, citazioni dagli anni Sessanta in bianco e nero e scenari d’oltreoceano, richiami che trovano spiegazione nelle personalità della band: quattro italiani e un italo canadese. Interamente scozzese ma londinese di adozione è invece la band successiva: Veronica Falls. L’atmosfera cambia radicalmente: voci crude, ritmiche secche e chitarre post punk. Non colpisce particolarmente questo live: la cantante, insoddisfatta del suono della chitarra, continua a denunciare problemi di acustica che, in realtà, non sono affatto evidenti. Nella setlist appaiono “Found love in a Graveyard”, “Steven” e “Bad Feelings”, canzoni che, dal vivo, suonano meno “dreamy” e più violente che nel disco. A fine live la piazza si riempie di tutte le band che hanno condiviso il palco, l’atmosfera è piacevolissima, ma all’una ci si sposta in massa verso la costa dove un affollato afterparty attende le band e il pubblico.
Si conclude così il secondo giorno, con un bagno collettivo alle 2 di notte e l’entusiasmo di chi, appena ventenne e lontano dalla piovosa Newcastle, si è già innamorato di questa regione che con accento inglese chiama “Abruso”.

DAY 3

Il terzo e ultimo giorno del Soundlabs è dedicato alla musica cantautoriale. Live act italiani e stranieri, suggestioni diverse e tantissime storie.
Il primo è Orlando Ef, artista in bilico tra Pescara e Londra, che produce un pop-folk interessante, fondendo sonorità analogiche e digitali senza però risultare intricato.
Un altro pescarese a seguire, IlSogno IlVeleno: richiami cinematografici e suoni d’altri tempi si colorano di ironia e suoni lo-fi. Piacevole live, che il pubblico apprezza sorseggiando birra al tramonto.
Con Dimartino cambia musica. Una sorpresa, per molti, questa band siciliana di componenti tra loro diversissimi. Il cantante, un intrattenitore nato, coinvolge il pubblico in cori e scambi di opinioni, rendendo la situazione molto più rilassata. La minuzia tecnica e la velocità del batterista è invece ipnotizzante, il suo ritmo incalza canzone dopo canzone fondendosi con l’energia vocale del cantante (Antonio Di Martino).
Rabbia e comicità lasciano ora spazio a un cantautoriato più intimo, quello svedese. L’indie-pop di Jens Lekman, colorato e quasi esotico è qui spogliato da ogni tipo di strumento e si presenta solo per mezzo di una chitarra acustica.
Jens e i suoi aneddoti, che minuziosamente racconta prima di ogni canzone, rapiscono gli spettatori. L’accento svedese e gli arpeggi della sua chitarra parlano di storie personalissime, di una vita in giro per il mondo condita di un affabile ma pacato humour. Senza neanche rendersene conto, il pubblico si ritrova a luci spente: è la fine di tre giorni di live e molteplici suggestioni, incorniciate da un paesaggio fiabesco e unico.

Si conclude così il Soundlabs. Ancora una volta ci lascia soddisfatti e decisi a tornare anche il prossimo anno. Il 2013 sarà un nuovo anno di vita per questo festival che, quasi miracolosamente, trasforma un angolo di Abruzzo in un fantastico melting pot musicale.
Inutile dirlo: ci aspettiamo un adeguato compleanno!

Preparate costume e sandali: a Ferragosto frestyl vi manda in Sicilia! #80festival

Manca poco al weekend più lungo e caldo di tutta l’estate. Il vostro team preferito non poteva sdraiarsi tranquillo al sole prima di sapervi in un posto d’incanto e invasi dalla migliore musica in circolazione. Per questo, prima di mettere i piedi a mollo, ecco il nostro personalissimo augurio di buona estate: il NOT.fest che vi infiammerà piedi e cuori dall’11 al 14 agosto.

Siamo a Noto, provincia di Siracusa, l’architettura barocca e il mare cristallino distante pochi chilometri vi incanteranno. In questa cornice mozzafiato si svolgerà il festival più hot e danzereccio di tutta Italia, isole comprese! Fate ATTEND su frestyl per vincere a estrazione i biglietti per le singole giornate e l’abbonamento per i 4 giorni di festival!

In più, siamo a caccia di un reporter che scriva del festival per il nostro blog, compilate questo form, al pass pensiamo noi! Avete tempo fino al 7 agosto.

E passiamo al festival: sabato 11 agosto opening party con Nickodemus, dj e producer newyorchese, la brasiliana Joyce Muniz di stanza a Vienna e che al NOT.fest si esibisce con N8 of Jungle Brothers.

Domenica 12: sul palco gli italianissimi Offlaga Disco Pax, Shantel & Bucovina Club Orkestar (chi è già stato a un loro concerto sa di che ritmi stiamo parlando, per chi è al primo live, il consiglio è quello di  mettere scarpe comode per saltare) e due grandi nomi della dance come Daddy G dei Massive Attack e quel geniaccio di Benji Boko.

Lunedì 13: apre il pop aereo dell’islandese Soley, si prosegue con Colapesce feat. Meg. Gli inglesi Fujiya & Miyagi ci traghettano verso le sonorità di Apparat, signore delle notti electro berlinesi.

Martedì 14: chiusura in grande stile con la premiata ditta Brunori/Dimartino, il duo electro The hundred in the hands da Brooklyn e soprattutto con una grande protagonista dela feste mondiali, Miss Kittin.

Che altro dirvi? Siateci: numerosi, saltellanti e sorridenti. Sfidate la buona sorte: avete tempo fino a mercoledi 8 agosto alle 15 per fare ATTEND e vincere biglietti e abbonamenti omaggio a estrazione.

Be our live music heroes! Buona estate.

:il vostro adorato team

 

 

luglio, ma quanto bene ti voglio! #80festival

Prosegue il nostro giro d’Italia in #80festival su e giù per lo stivaletto (isole comprese) e si moltiplicano le nostre scintillanti partnership. Siccome vi vogliamo bene, almeno quanto ne vogliamo a luglio, vi ricordiamo velocemente quello che succederà nelle prossime settimane.

Homepage dei festival

Vi aspettano giorni da vivere intensamente live, buon divertimento!

Si parte da Ripe San Ginesio (Macerata): dal 20 al 22 luglio il Weikap! vi tiene svegli. Fate attend per vincere  venerdì 20 Zen Circussabato 21 Diaframma.

Nello stesso weekend, ma questa volta a Chiaverano (Torino): A night like this: 20 band, 12 ore di concerti sulle rive dello splendido lago Sirio. Portate il costume e non vi dimenticate di fare ATTEND per non perdervi in esclusiva estiva, la cult band The Telescopes, il fascinoso duo dream pop londinese Summer Camp, i nostrani Aucan e molto altro ancora.

Torniamo nella capitale martedì 24:  Roma Vintage ospita Anna Calvi, la nuova musa del rock made in UK.

Appena il tempo di godere delle bellezze capitoline che giovedì 26 si riparte per l’Abruzzo, verso Castelbasso (Teramo) per la XVI edizione del Soundlabs. A popolare la cittadina medievale per 3 giorni ospiti come Thurston Moore (frontman dei Sonic Youth), Veronica Falls, gli italianissimi A Classic Education, ma questo solo per fare qualche nome. Non vi resta che consultare la line-up e ATTENDere.

giovedì 26 sul palco: Thurston Moore, Nigel Wright, John Wolfington, AmelieTritesse;

venerdì 27: A Classic Education, Veronica Falls, Let’s Buy Happiness,DelaWater;

sabato 28: Dimartino, Jens Lekman, IlSogno ilVeleno, Orlando Ef.

Preparate zaini e scarpe comode e ricordate che i nostri reporter ufficiali siete voi! Fateci sapere come sono andati i concerti, pubblicate foto, video e le vostre brevi recensioni sulle pagine degli eventi. Qui a frestyl siamo molto curiosi!

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: il vostro adorato team

 

Alla fine siamo tutti arrivati in tempo #arriverannopresto

Un altro sabato infuocato nella capitale. Anche a questo weekend romano hanno pensato Supersanto’s e la banda di Ausgang in stretta collaborazione con l’etichetta piccolissima di musica bellissima, 42Records. Eh, sì, c’eravamo anche noi al Piazzale del Verano per Arriveranno presto festival lo scorso 7 luglio.

I suoni, il palco e gli ospiti ve li racconta la nostra special reporter AurAmoral (aka Aurora Alma Bartiromo).

Buona lettura. Continuate a seguire il nostro giro d’Italia in #80festival, non ci sono altri rimedi all’estate più calda degli ultimi 50 anni!

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Arriveranno presto, forse.

Sono le 18.20 ed è ancora troppo caldo per correre, ma sono in ritardo e se è vero che loro arriveranno presto io non voglio essere da meno. Ma loro non sono ancora arrivati. Il piazzale è quasi vuoto e i soundcheck in corso. Qualcuno è seduto al bar a prendersi una birra rinfrescante, pochi coraggiosi sono già in piedi davanti alle transenne.

A rompere il ghiaccio (viste le temperature) Strueia che, come lui stesso dichiara, una volta cantava negli Shout, poi si è chiuso in casa da solo e non ne è più uscito. Da qui il suo debutto discografico come solista con From the appartamento to eternity, pieno di tracce lo-fi per riscaldarci le orecchie.

I Quartieri

A seguire I Quartieri ci presentano Zeno il  nuovo album in uscita a Novembre 2012. Tracce morbide e quasi sussurrate, con testi cantautoriali fatti per colpire a fondo, non per essere canticchiati.

Il piazzale continua ad essere poco frequentato, fatta eccezione per pochi fedelissimi, ma il chiacchiericcio al bar continua ad aumentare. I MamaVegas, e la temperatura più clementie  attirano finalmente l’attenzione verso il palco. Nascono tra Salerno e Battipaglia per poi essere adottati dalla capitale, cantano in inglese e sono bravi, davvero. Un miscuglio folk/rock/acustico sicuramente ben congegnato.

Mentre osservo i preparativi per il cambio palco, noto lo spostamento dell’attenzione verso il palchetto laterale, un set acustico pronto ad accogliere Meg e Colapesce , armati solo di chitarra e iPad (percussioni e tastiere). Un duetto breve ma davvero intenso, oltre che necessario per riposare gli animi in attesa della carica dei Criminal Jokers, che intanto sono arrivati sul palco principale.

Criminal Jokers

Francesco Motta, front-man e batteria (strumento non solo ritmico ma fondamentale per la sua band), ha una voce che ricorda senza dubbio alcuno quella di Appino e non è l’unica somiglianza. Il loro nuovo disco, Bestie, in uscita a settembre è in italiano, non in inglese come i precedenti. Il percorso è lo stesso: dall’inglese all’italiano. La voce è simile, la rabbia c’è, i ritmi anche. Per farla breve, i Criminal Jokers ascoltati ad occhi chiusi sono gli Zen Circus. Sono bravi, questo sì. Ma siamo proprio sicuri servano due circhi zen?

Al palchetto acustico arrivano Marcello e il mio amico Tommaso, ma anche l’amico Niccolò (front-man de I Cani) e l’amico Fabio (front-man de I Quartieri). Ancora set acustico e ce n’è bisogno, pezzi piacevoli che ricordano vagamente le sonorità dei Perturbazione, se proprio vogliamo trovare un termine di paragone.

Intanto al palco centrale tutti attendono trepidanti Colapesce. I motivi di questa attesa sono due e ben distinti tra loro. Da una parte ci sono i fan (o meglio le fan) di Urciullo che vogliono solo sentire cantare il loro idolo, dall’altra i fan di Battiato, un po’ scettici. Infatti Colapesce è sul palco per proporre la sua interpretazione musicale e canora de La voce del padrone, album storico di Battiato che ha influenzato tutta la musica della scena alternativa italiana venuta in seguito. La rivisitazione dei ritmi è giusta, funziona, prende il pubblico. La voce di Urciullo non proprio e non riesce ad arrivare ad alcune note particolarmente difficili per chiunque non sia Battiato. Ma il coraggio è da apprezzare, forse. Il pubblico comunque canta, a sorpresa esce ancora Meg per concludere con Satellite, brano contenuto in Un meraviglioso declino di Colapesce.

Sono le 23.30 e I Cani, la band più attesa della serata, non sono ancora sul palco. Al mio fianco delle ragazze cominciano a gridare “Niccolò sei bellissimo!!!” ancora prima del suo arrivo. Gusti, mi dico. Sento arrivare di nuovo i ritmi dolci di Marcello dal palchetto acustico ma non mi sposto dalla transenna, non riuscirei mai a tornare.

I Cani

Grida entusiaste annunciano l’entrata de I Cani. Scelgono un attacco forte con il brano Perdona e dimentica e il pubblico li segue cantando all’unisono. E così per tutto il resto del concerto, in cui malgrado i tempi ristretti riescono ad eseguire tutti i loro brani e addirittura una cover, non la solita Con un deca degli 883 ma Acido acida dei Prozac +. Nota in più: non so quanti si siano accorti che in Door selection, al verso “le consumazioni nella tasca di dietro”, Niccolò ha davvero infilato le mani nelle tasche e lanciato una consumazione al pubblico.

: AurAmoral

 

 

It’s time to make some noise about concerts that matter to you!

Ecco a voi le nostre ultime fatiche. Buona lettura (Italian/English version).

Negli ultimi mesi abbiamo lavorato per rendere il soggiorno su frestyl sempre più piacevole. Come i nostri assidui frequentatori avranno già notato, finalmente le pagine dei singoli eventi sono diventate uno spazio di condivisione. Tutti – fan, artisti, promotori e locali – possono postare contenuti extra (video, immagini, tracce audio) e le opinioni (con commenti e brevi recensioni) sui concerti.

Per fare "noise" devi fare login/signup. Utilizza poi la parte superiore del riquadro per i tuoi commenti e la parte inferiore per i link a Youtube, Vimeo, Soundcloud, Flickr o link diretti a un'immagine.

Era un po’ che ci pensavamo e il breve questionario che vi abbiamo inviato qualche mese fa, ci ha confermato che eravamo sulla strada giusta. Abbiamo chiamato questa operazione, in modo evocativo, make noise. I fan possono inserire  i video (da Youtube e Vimeo) e le tracce (da Soundcloud) delle loro band preferite, condividere brevi recensioni dopo il concerto e foto e video che sono riusciti a fare durante il live. Gli artisti e i promotori possono comunicare direttamente con il loro pubblico, condividere contenuti inediti. I locali possono informare i clienti di eventuali promozioni, offerte speciali e aggiornamenti dell’ultima ora. Continue reading →

Dopo la tempesta niente sarà uguale

L’adrenalinica Tempesta Gemella che ha scosso Roma il 23 e il 24 giugno ci viene raccontata dal nostro steev (aka Stefano Raglione), reporter d’eccellenza per il primo giorno, e da pacovaron (Alessandro Varone) spedito da noi a SuperSanto’s per la chiusura del festival.
E, checché se ne dica, noi di frestyl lo sapevamo eccome che dopo la tempesta niente sarebbe stato uguale!

Seguite gli altri concerti del nostro giro d’Italia in 80 festival e scoprite come vincere i biglietti per i festival più freschi dell’estate seguendoci su Facebook e Twitter.

Buona lettura, intanto!

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Luglio suona benissimo con il nostro giro d’Italia in #80festival

Adesso che anche il calendario, insieme alle temperature, hanno sancito l’inizio dell’estate non vi resta che srotolare la mappa dei festival e tuffarvi senza indugi in questo giro su e giù per lo stivaletto che promette di diventare ogni giorno più intenso.

Se ancora non aveste guardato e condiviso il promo video correte subito ai ripari. Siate generosi, perché più gente c’è e più ci si diverte!

Vi avevamo promesso calde notti vissute pericolosamente live, bene, ecco qui una prima lista di serate promosse insieme ai nostri scintillanti festival partner. Voi non dovrete fare altro che ATTENDere per vincere i biglietti a estrazione.

Il nostro gran tour parte dalla capitale, poteva essere altrimenti?

Iniziamo con SuperSanto’s a Piazzale del Verano, dentro San Lorenzo Estate. Date un’occhiata al programma, per voi abbiamo selezionato alcuni eventi, ATTENDeteli per vincere i biglietti a estrazione.
- Sabato 7 c’è Arriveranno presto, ovvero il festival di 42 Records con: I CANI (ultimo concerto a Roma del 2012), COLAPESCE (performing “La voce del padrone” di Franco Battiato), CRIMINAL JOKERS (performing “Bestie”, nuovo album in uscita a settembre 2012), MAMAVEGAS (performing “Hymn for the Bad Things”, nuovo album in uscita a ottobre 2012), I QUARTIERI (performing “Zeno”, nuovo album in uscita a novembre 2012), STRUEIA (The King of the Appartamento). Potete anche candidarvi ad essere il nostro reporter della giornata, compilando questo form.
- Martedì 10 è la volta di Nouvelle Vague, la band francese che ha conquistato il mondo rivisitando i classici del punk e della new wave in chiave bossa nova.
- Martedì 17 Giardini di Mirò + Massimo Volume: i Giardini di Mirò presentano: “Good Luck”, ve la sentite di rinunciare a questo augurio di buona fortuna?

Restiamo nella capitale, ma questa volta in zona Terme di Caracalla per il Roma Vintage:                              -  lunedì 2 Toro Y Moy + Kaki King, ovvero la commistione tra pop d’autore ed elettronica, da una parte e la potenza di voce e chitarra, dall’altra. Una di quelle serate di cui si parlerà per un po’.
- giovedì 5 salgono sul palco, direttamente dagli anni 90 e dal Belgio Deus insieme agli italianissimi Masoko.
- martedì 24 Roma Vintage ospita  Anna Calvi, la nuova musa del rock made in UK.

Lasciamo poi la capitale per l’Umbria, anzi meglio, per Foligno, per immergerci in una due giorni di amore e musica. Il 6 e 7 luglio saremo ospiti del Dancity Festival – Labour of Love, con una lista di eventi e nomi impressionante, ve ne diciamo qualcuno: The Cinematic Orchestra, Nicolas Jaar, Monolake, Trevor Jackson…. Gustatevi il programma, assaporate l’atmosfera e ATTENDete numerosi. Biglietti a estrazione. E se volete essere i nostri occhi e le nostre orecchie, compilate questo form. Scriverete per il nostro blog il racconto del festival.

Ritorniamo poi in città, ma questa volta a Bologna, con F.I.E.S.T.A. (festival estivo sono trooooppo avanti), 3 serate con il meglio di Trovarobato, La Fabbrica, Che Torni Babele e Garrincha Dischi. Fate ATTEND agli eventi, in palio l’abbonamento per le 3 serate. Anche a Bologna di sera si sta meglio in giro!

Chiudiamo questo post (ma di certo non il nostro tour, perché è solo l’inizio, vi avvertiamo) con un festival che vi porta nella poetica cornice naturale di Chiaverano, sulle sponde del lago Sirio e alle porte di Ivrea (Torino). A Night Like This Festival: 12 ore di concerti su 3 palchi, visuals, spazi per etichette indipendenti, organizzatori di eventi, area expo handmade, degustazioni a km 0. Un viaggio ipnotico e coinvolgente in un posto da sogno. La line up prevede, in esclusiva estiva, la cult band The Telescopes e il fascinoso duo dream pop londinese Summer Camp.

Buona inizio d’estate dal vostro adorato team!

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Pronti per il giro d’Italia in 80 festival? La mappa la trovate su frestyl

Se con l’arrivo dell’estate il vostro pensiero fisso è quello di lasciare la città perché di sera non c’è niente da fare, vi consigliamo, prima di accendere i motori, di consultare la nostra lista dei festival, perché il live più interessante potrebbe essere proprio quello sotto casa vostra.
Se invece volete programmare due giorni low cost in campagna, date anche solo un’occhiata veloce alla nostra mappa, vi sorprenderà scoprire quanti festival immersi nel verde ci siano proprio dietro l’angolo. Per tutti i gusti, i climi, i paesaggi e le tasche!

Mare, montagna, campagna, paesino di provincia o grande città, la mappa dei festival vi farà scoprire tutti gli appuntamenti. In più, grazie ai nostri scintillanti festival partner, ci saranno piacevoli sorprese. Scatenate i vostri polpastrelli sul bottone dell’ATTEND, biglietti omaggio a estrazione rinfrescheranno le vostre serate. Qualche esempio?

Venerdì 15 giugno Supersanto’s porta Brunori Sas + Dimartino@Piazzale del Verano per SanLorenzo Estate.

Giovedì 21 potrete vincere Spiritualized @Roma Vintage.

E poi in arrivo la Tempesta Gemella a Roma, il Dancity Festivalll di Foligno… per cui non perdeteci di vista, seguiteci anche su Facebook e Twitter e ATTENDete numerosi!

Continuate ad amarci anche se il caldo impazza.

:: il vostro adorato e sudato team

Se organizzate un festival e non siete ancora sulla mappa o vi piacerebbe diventare nostri partner scrivete a info@frestyl.com.

Questo lo avete già visto in giro? Condividetelo. L’Italia non sarà più la stessa!

Un palco per frestyl, the fourth chapter

Il quarto capitolo della saga “un palco per frestyl”  lascia poco spazio alle parole. Lo scorso 23 maggio zingiu e tutti noi del pubblico siamo stati letteralmente avvolti da un silenzio pieno di suoni. Questa è l’atmosfera che abbiamo respirato. Vi aspettiamo per l‘ultimo appuntamento della stagione il 27 giugno. Candidate la vostra band, se ancora non lo aveste fatto. E se siete fan sfegatati fatelo sapere al gruppo del vostro cuore. Ecco il form per conquistare il nostro palco.

La sala del Contestaccio è colma di persone in silenzio. La birra si scalda lentamente senza essere toccata durante tutta la durata del concerto. Lo sguardo della gente è come privo di messa a fuoco. Quello che va in scena stasera è qualcosa che viene da un altro tempo. Non così lontano, ma inesorabilmente perso. L’ondata post-rock è stata uno tsunami che molti hanno saputo ignorare. Ma chi, qualche anno fa, si trovava solo a camminare su qualsiasi banchina o lungomare interiore, non può che esserne stato travolto. In un baleno, una folla di naufraghi musicali ha scoperto la dirompenza delle non parole e da quel giorno, nulla è stato più lo stesso. Poi capita di vedere grandi concerti e consumare chili di dischi. Ad un certo punto sembra tutto uguale, ma non è così. Hai solo smesso di ascoltare, davvero. Fino a quando, qualche anno dopo, entri in un locale come questo, uno di quei posti che diresti ai turisti di Trastevere, quelli che stanno a Roma come se fossero in un qualsiasi altro luogo: “sveglia, venite a sentire!”, e lì incontri una folla ammutolita di fronte a tre persone che suonano. Tutti sono rapiti come in una specie di ipnosi collettiva. Un basso ostinato, morbido e metallico allo stesso tempo, è un tappeto dove far sfilare echi e distorsioni, loop e dissonanze, melodie ripetitive che lievitano e si sgonfiano, come fossero il respiro di una marea. Nel frattempo la batteria scandisce il confine tra ieri ed oggi. A mezzanotte passata, sono in molti a riscoprire, dopo tante chiacchiere, la bellezza dell’esperienza di un concerto. Poche selezionate parole fanno da contorno alla sostanza di questa musica, fatta semplicemente da una coperta di frequenze. - Solo il conoscere conta, non l’aver conosciuto – Una voce fuori campo recita Pasolini mentre parte Lay Down, sicuramente uno dei brani più ispirati. Questo è il consiglio sussurrato dal placo: smettila di combattere, ricordati di ciò che è importante. Una scaletta di una manciata di minuti, che potevano essere anni. Le facce timide e introverse che guardano a terra o di lato. La semplicità della verità che emoziona senza fronzoli e la malinconia per qualcosa che è andato perduto, rimasto in una foto sbiadita, ma rivissuto per una sera.  Sul palco: The Gold Bug.

 

:: zingiu